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Riflessioni sul karma chiaro, karma luminoso

by Sirimedho - Stefano De Luca

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Il karma può essere diviso in chiaro, scuro, chiaro e scuro, sulla base degli effetti che produce, se vanno nella direzione della liberazione o invece in quella del rinforzare gli attaccamenti e le avversioni. Azioni come generosità, gentilezza ed onesta nutrono il karma chiaro e conducono a risultati utili per la nostra vita in genere e quella spirituale in particolare.

Trascritto

L'altra volta abbiamo toccato il tema del karma,

Del kamma,

Karma in saschito,

Karma in pali,

Ma la sostanza è la stessa.

Di questo meccanismo che in qualche modo condiziona la nostra vita,

O addirittura come dice il Buddha,

È la base della nostra vita,

Nel senso che è grazie al karma per cui siamo nati.

Sembra un'affermazione un po' strana come suona,

Diciamo,

Ma come?

Insomma,

Siamo nati sul kamma.

Abbiamo toccato come il kamma sia sia un aspetto in qualche modo quasi meccanico,

Faccio delle cose,

Succedono delle altre cose,

Ma la parte ancora più importante è che tocca la nostra mente e la condiziona in modi che possono essere anche piuttosto lunghi,

Nel senso che abbiamo fatto un'azione magari qualche anno fa e questa ci condiziona per molto tempo.

E questo perché in un qualche modo quando abbiamo commesso quell'azione,

Quando abbiamo fatto quell'azione,

Quando abbiamo pensato quella cosa,

Abbiamo trovato che ci potesse essere d'aiuto,

O che ci piaceva molto o che ci invece disturbava molto,

Per cui in alcuni casi l'abbiamo voluta tenere con noi,

In altri casi abbiamo fatto di tutto per allontanarlo.

E poi in realtà ce la stiamo portando ancora per molto tempo,

Magari con colori diversi,

Con aspetti diversi,

Ma non siamo riusciti a scoprire il modo per fare senza fare.

Nei taoisti c'è questo termine che viene utilizzato tantissimo,

Wèi wèi,

Cioè del fare senza fare,

Che è un po' quello che è il principio ispiratore del kamma quando il kamma non c'è più.

Faccio una cosa senza che mi costringo a farla,

Faccio una cosa senza portarmi il peso di farla,

E quindi in questo modo la faccio senza attaccamenti,

Senza avversione,

E quindi di fatto il kamma in quel caso non c'è più.

Se partiamo dalla fine,

Il kamma a un certo punto non c'è,

Nel momento in cui si raggiunge l'illuminazione non c'è più nessun attaccamento,

E quindi il perfetto illuminato,

L'arant,

Non costruisce questo kamma.

Per chi come noi però ancora vive nel sansara,

Vive ancora in questo mondo in cui l'illuminazione non è proprio così immediatamente vicina,

Dobbiamo pure trovare qualche mezzo abile che ci aiuti a gestire il kamma.

Normalmente il Buddha quando insegna il kamma indica due tipi di kamma,

Indica il kamma luminoso e il kamma oscuro,

Il kamma chiaro e il kamma scuro.

Il kamma chiaro,

Il kamma luminoso è quello che corrisponde all'azione,

Ai pensieri,

Alle intenzioni che ci stanno avvicinando alla liberazione,

Quindi facendo queste cose noi ci troviamo più leggeri,

Più liberi.

Ed è quella la strada che ci consente di misurare direttamente senza che ci sia bisogno di nessuno che ce lo dica.

Se una cosa che facciamo ci apre il cuore,

Ci fa sentire più leggeri,

Più morbidi,

Allora significa che siamo in presenza di questo kamma,

Di questo kamma chiaro.

Diventa un po' una cartina al tornasole di questa azione.

Il kamma oscuro invece è quello che ci allontana da questa calma,

Da questa serenità e dalla possibilità non soltanto di essere calmi e sereni in modo apparente,

Ma di sviluppare pian piano la saggezza che è alla base della calma e della serenità assolute del Nippone.

Quando facciamo azioni che in qualche modo sentiamo che ci rendono più rigidi,

Più contratti,

È proprio quello che stiamo incontrando.

E possiamo diventare sensibili anche a tutto quello che ci circonda.

Una persona ci fa una gentilezza,

Sentiamo che noi questa gentilezza,

Questo aiuto,

È come se avesse portato delle onde che dalla sua gentilezza va a toccare la gentilezza che anche noi abbiamo dentro.

Se invece una persona si rivolge a noi con arroganza,

Con parole difficili,

Sentiamo che anche noi ci irrigidiamo e rischiamo di diventare come una specie di cassa di risonanza,

Di essere anche noi più lontani dal damma,

Più vicini a essere taglienti,

A dire ah ma detto così adesso gli risponderò bene bene per le rime.

E questo credo che finché saremo vivi,

Anche se saremo prossimi all'illuminazione,

Sarà una cosa che ci passerà comunque nella mente perché fa parte proprio dell'esistenza.

Ci sono le zanzare che ci vengono a visitare,

A pungere,

Uno può avere assunti i precetti di non uccidere nessun essere per cui uno ucciderà la zanzara,

Però nel momento in cui vede la zanzara che sta pizzicando un braccio,

Il primo pensiero la dice adesso la schiaccio immediatamente.

Poi uno riconosce il pensiero e prima di aver,

Non dico cominciato ad agire,

Ma anche prima di aver mosso il primo muscolo lo rimuove perché grazie alla saggezza riusciamo a riconoscere che è un'azione che non è più adatta a noi,

Non ci rappresenta più.

Così come quando una persona ci maltratta anziché rispondere in modo reattivo,

Con l'aiuto della meditazione,

Della meditazione anche formale,

Quello che conta di più in realtà è che abbiamo ammorbidito il nostro cuore e abbiamo reso la nostra mente più acuta,

Più attenta e quindi riusciamo a riconoscere in un tempo molto rapido che queste parole aggressive non sono cose che ci fa comodo accettare e che magari quel comportamento addirittura è un comportamento che nasce da una difficoltà,

Che nasce da qualcosa che l'altra persona non ha capito e quindi possiamo addirittura trasformare il primo sentimento che magari è anche arrivato di rispondere agendo sul calma oscuro,

Su una risposta reattiva,

Difficile,

Invece trasformarlo in calma positivo,

In calma bianco e quindi addirittura fare uso della nostra compassione,

Aiutare magari anche questa persona.

E a volte questa persona siamo noi stessi,

Magari siamo noi che stiamo facendo questi pensieri e un po' stiamo giocando tutte e due le parti,

Pensiamo,

Dovevo far questo,

Sono stato proprio stupido,

Magari a questo punto possiamo essere anche accudenti nei nostri confronti.

Perché il Buddha dice che è il calma che ci ha fatto nascere?

Perché la vita,

La rinascita,

La rinascita per chi crede nella rinascita appunto può essere anche di vita in vita,

Per chi non ha questa,

Non la chiamerei nemmeno credenza,

Perché chi ce l'ha tipicamente ce l'ha in qualche modo in modo più consolidato,

Per chi comunque non pensa che ci sia una rinascita da una vita in altra,

Può comunque riconoscere la rinascita da un momento in altro della propria vita.

Tutti noi penso che abbiamo passato momenti della vita diversi rispetto a quelli che stiamo vivendo adesso,

In modo anche radicalmente diverso.

Se ripensiamo a quando eravamo bambini,

Oggi sicuramente è una vita molto diversa,

Sembra quasi,

Pensandola con gli occhi di quel bambino,

Un'altra vita.

Probabilmente già,

Pensando a pochi anni fa,

È quasi un'altra vita quella che stiamo vivendo.

E quello che ci ha portato da una vita in altra sono tutta questa serie di azioni che ci hanno trasformato nel bene o nel male,

Nel bene e il male intenso,

Nel senso di aver aperto più il cuore o aver chiuso più il cuore,

Aver dato più saggezza alla nostra mente o averci ridotto la saggezza.

E quindi questa rinascita è nata proprio da questo,

Dall'aver agito comunque con un attaccamento.

È un attaccamento che ci ha portato ad agire,

Può essere un attaccamento o anche un'avversione,

E quindi quello che siamo diventati lo siamo diventati grazie a questo attaccamento e a questa avversione.

Quando ci capita di essere più rilassati e più felici,

Non la felicità però esplosiva di aver fatto qualcosa,

Che ne so,

Aver vinto la lotteria o qualcosa del genere,

Ma la felicità quella che arriva in un modo più tranquillo,

Che parte dal cuore e poi che si apre a tutto il mondo.

In quel momento noi in realtà non stiamo cambiando,

Anzi non stiamo nemmeno,

Se vogliamo,

Essendo,

Siamo l'essenza pura,

Non c'è un'azione di essere,

Un'azione di divenire.

Quando lasciamo questo stato di felicità assoluta,

Quando magari abbiamo guardato un bambino che ha fatto il primo passo e ci sentiamo così felici di vedere che ha fatto questa azione,

Non stiamo certo pensando a noi,

Non stiamo certo pensando a che cosa dobbiamo fare.

O quando magari semplicemente ci siamo seduti un attimo,

Abbiamo chiuso gli occhi,

In quel momento lì ci siamo sentiti finalmente un attimo tranquilli.

Se in quel momento ci chiedessimo che cosa voglio diventare,

Probabilmente usciremo da quello stato,

Oppure probabilmente il nostro cuore non avrebbe voglia né necessità di diventare qualcos'altro.

E' proprio là che il karma si estingue,

Non c'è più necessità.

Proprio grazie a questo legame di attaccamento,

Di ignoranza,

Perché l'ignoranza di pensare che essere attaccati a qualcosa,

Di non volere qualcosa ci faccia star meglio,

Ci ha sviluppato questi pensieri e poi queste azioni.

E proprio grazie a questo abbiamo sviluppato una coscienza e la coscienza poi ha deciso che assolutamente deve diventare qualcos'altro.

Qualcos'altro che può essere una nuova vita,

Qualcos'altro che può essere un cambiamento della nostra vita,

Ma comunque cambiare,

Dover fare comunque questo sforzo per fare qualcos'altro.

E' per questo che il Buddha ci insegna che siamo nati dal nostro karma.

Quando il karma si estingue,

Quando non c'è più questo fuoco di voler cambiare,

Di voler fare,

Di voler essere,

Di voler non essere,

Allora si mette fine alle rinascite,

Fine alla necessità di cambiare la nostra vita e si dice semplicemente che va bene così,

Che non c'è la voglia del divenire,

Del bhavana,

Non c'è la voglia di essere ancora qualcos'altro.

E' come una macchina che a un certo punto ha finito la benzina e ci possiamo fermare.

Qualche volta mi capita con l'automobile di spostarmi,

Fare dei viaggi,

Magari passare anche in dei posti dove passo normalmente e poi magari perché è un problema la macchina o perché devo fare una telefonata importante e voglio fermarmi o per qualunque altra ragione mi fermo un attimo.

E magari scopro che intorno a me c'è un bosco bellissimo che pur essendoci passato chissà quante volte non me ne ero mai reso conto,

Magari scendendo dalla macchina sento che c'è un odore bello,

Magari vedo delle belle piante,

Per cui la domanda è ma dove stavo andando?

Perché stavo andando così tanto rapidamente quando potevo serenamente godere di queste cose?

Però anche questo è un sentimento insidioso perché passiamo dal voler essere al voler non essere.

Non voglio più correre,

Non voglio più fare,

Non voglio più aiutare le persone,

Non voglio più lavorare,

Non voglio più fare questo,

Non voglio più fare quello.

Ma il Buddha metteva in guardia dalla passione per l'essere e al tempo stesso anche dalla passione per non essere,

Per questo che il buddismo,

L'insegnamento del Buddha viene chiamato l'insegnamento della via di mezzo.

Dobbiamo trovare quell'equilibrio fra non non voler essere e non non voler essere,

Ma dobbiamo toccare quella condizione in cui né siamo né non siamo.

Il Buddha chiama questo stato lo stato del senza morte,

Si chiama stato del senza morte perché è anche lo stato del senza vita.

È uno stato in cui non c'è più necessità di rinascere,

In cui necessità di essere altro da quello che è e non c'è più nemmeno la possibilità però,

Visto che non c'è nascita,

Di morire,

Di provare sofferenza.

Lo stato di senza morte è dove possiamo tendere,

È qualcosa che possiamo anche toccare,

Non è che bisogna essere dei Buddha o degli Arhant per toccare questo stato.

Ci sono momenti durante la meditazione,

Durante la vita in cui possiamo avere delle piccole,

Chiamiamoli così,

Intuizioni,

Piccole rispetto alla grande illuminazione,

Ma sono comunque grandi momenti personali in cui possiamo toccare questo stato.

E questo ci può dare comunque la conoscenza diretta di cos'è l'illuminazione e di cos'è la pace.

Nel frattempo però possiamo utilizzare il kama,

Questo motore che comunque ci porta avanti,

Per aiutarci a superare il kama.

Il kama è una specie di zattera che ci porta via,

Però magari questa zattera anziché andare sparpagliata lungo il fiume o un po' su,

Un po' giù,

Possiamo aiutarla a dirigerci verso l'altra parte del fiume,

Dove poi una volta che saremo arrivati la zattera la lasceremo,

Lasceremo il kama,

Non ci sarà più bisogno di andare da nessuna parte.

E per far questo dobbiamo utilizzare l'attenzione,

La consapevolezza,

Portando una retta intenzione,

Qui mi riferisco all'ottuprice sentiero,

Una retta intenzione a cercare di sviluppare in noi questo kama positivo,

Questo kama bianco,

Che ci possa aiutare pian piano ad ammorbidire il cuore.

E sviluppare anche questa capacità,

Che è quella della consapevolezza,

Di sati,

Di riconoscere invece quando si presenta del kama oscuro che ci allontana da questa situazione e che quindi possiamo fare qualcosa per lasciarla andare o magari delle azioni che pian piano ci riportano a condizioni di più ampia consapevolezza,

Di più ampia calma e anche di più ampia azione.

Agire rettamente non è soltanto agire calmo,

Si può agire in modo estremamente rapido ed estremamente profico avendo però la calma all'interno.

Spesso le persone che si trovano in grande difficoltà,

In momenti veramente difficili,

Che normalmente uno pensa che se mi succede questa cosa sicuramente andrò nel panico,

Che poi si trova invece in sé,

Nel proprio cuore,

Una calma che ci consente di operare.

L'arante non è passivo,

L'illuminazione non è passiva,

È semplicemente un'azione serena,

Un'azione senza secondi fini,

Senza altri pensieri,

Senza preoccupazioni.

Allora porre una buona intenzione ci aiuta a mandare questa zattera del cam anziché sparsa un po' qua e là,

Ad andare pian piano nella direzione giusta,

Nella direzione del cuore aperto.

Così come anche l'altra parte dell'ottuple sentiero,

Quella in cui riconosciamo quelle che sono le cose che contano,

Le verità,

Ci può consentire di puntare appunto a questa verità assoluta,

Quella della liberazione dal dolore e dall'insoddisfazione.

E poi in realtà illumina tutti quanti gli altri aspetti,

Illumina il retto sostentamento,

Il nostro lavoro,

Quello che facciamo,

Come ci manteniamo,

Com'è la nostra vita.

Illumina il retto comportamento perché nel momento in cui riconosciamo quando questo cam che stiamo mettendo in atto è un cam luminoso o non luminoso,

Automaticamente riconosciamo quelle che sono le azioni che sono salutari e quelle che non sono salutari per noi e per gli altri esseri.

E così ad esempio i cinque precetti,

Quello di non uccidere gli altri esseri,

Quello di non prendere ciò che non ci sia stato dato liberamente,

Di avere un corretto comportamento sessuale,

Quello di avere una parola gentile e sempre dritta,

Senza menzogna e quello di cercare di limitare le cose che riducono la nostra consapevolezza.

Che all'inizio magari possono essere un pochino esterne a noi,

Ma poi piano piano scopriamo che sono interne perché quando facciamo qualcosa che non va bene questo lo sentiamo direttamente nel corpo.

Probabilmente tutte le azioni che ci allontanano dall'essere di aiuto per noi e per gli altri aumentano automaticamente questo stress.

E allora quello che possiamo fare è sviluppare la nostra saggezza portando prima la retta concentrazione,

Il Samma Samadhi,

La retta capacità di contemplare in modo che ci porti un po' di calma per poter osservare meglio e quindi tramite il Samma Sati,

La retta consapevolezza,

Riuscire a riconoscere queste azioni.

E facendo in questo modo la parte più bella è che diventiamo noi,

Come insegna il Buddha,

Diventiamo noi la lampada di noi stessi.

Non abbiamo più bisogno di qualcuno che ci guidi nella vita,

Che ci dia un'indicazione di quello che dobbiamo fare.

Lo sentiamo direttamente nel nostro interno.

Magari qualche volta ci sbaglieremo,

Qualche volta faremo delle cose sbagliate,

Ma portando sempre l'attenzione sulle azioni,

Sui frutti delle nostre azioni,

Diventiamo più abili.

Diventiamo più abili e siamo noi che riconosciamo quando stiamo andando bene e quando stiamo andando male nella pratica,

Quando ci stiamo avvicinando alla vita più completa,

Più piena o quando ce ne stiamo allontanando.

Questo è proprio l'insegnamento del Buddha.

L'insegnamento del Buddha che mette al culmine di una parte che è sui cinque khandhas,

Sono i cinque aggregati.

Il Buddha insegna che è quello che siamo,

Siamo un groviglio che nasce dal corpo,

Dalle sensazioni che il corpo in qualche modo riceve,

Il corpo e la mente,

Sensazioni di piacevole e spiacevole.

Quindi sono vedana,

Abbiamo rupa per il corpo,

Vedana per le sensazioni,

Sangha per le percezioni in cui riconosciamo finalmente che cos'è che stiamo toccando,

Sankara per tutti quanti i vari pensieri che si sviluppano a partire da questa cosa,

Fino ad arrivare a vignana che è la coscienza sensoriale.

La somma di tutte quante queste cose pian piano viene progressivamente a mancare perché sono questi agglomerati,

Queste cose tutte insieme che vengono mantenute impietite al kamma.

E a un certo punto possiamo prendere questi agglomerati e osservarli con questa lampada che abbiamo a disposizione,

Che è la lampada del Dhamma,

La lampada dell'insegnamento del Buddha,

Ma che poi progressivamente diventa l'insegnamento del nostro cuore.

Non è più l'insegnamento di un Buddha esterno,

Sono i Zen che fanno sempre queste storie molto molto efficaci.

C'è una molto efficace che secondo me rappresenta perfettamente il kamma luminoso e il kamma oscuro,

Ed è un soldato,

Un generale che va da un monaco a Zen e gli dice Monaco insegnami che cosa sono i paradisi e gli inferni del buddismo.

Il monaco lo guarda con sufficienza e gli dice Tu questa cosa non la puoi capire,

Non te la posso dire,

Sei troppo stupido,

Non ci arriverai mai.

Allora il soldato prende la spada e vuole uccidere il monaco lì per lì,

Visto questa gravissima offesa che gli ha fatto.

Nel momento in cui sta per dare il colpo con la spada,

Il monaco lo guarda e gli dice Fermati,

Non ti rendi conto di quello che stai facendo?

Il soldato in quel momento porta la consapevolezza e si rende conto che era l'insegnamento del monaco.

Allora ripone la spada e chiede scusa al monaco e si prosta con devozione all'insegnamento.

E il monaco gli dice quello che hai provato prima era l'inferno,

Quello che hai provato dopo è il paradiso.

E in realtà l'inferno era condito,

Era nutrito dalla mancanza di consapevolezza.

E il paradiso invece era condito dalla consapevolezza.

Però la consapevolezza è un termine che nella nostra lingua suona un po' arido,

Un po' poco caldo.

Per cui se pensiamo alla consapevolezza come un'apertura del cuore,

Come il fatto che possiamo toccare le cose direttamente,

Diventa anche più piacevole.

Con la consapevolezza mi apro e riesco a toccare le persone.

Con la consapevolezza mi apro e posso toccare me stesso.

E grazie a questa consapevolezza possiamo prendere in mano questa lampada,

Questa lampada che il Buddha ci ha passato e ci ha detto siate ognuno isola per se stessa.

Diventate voi la lampada che vi fa luce nell'oscurità.

Ed è un augurio che faccio a voi,

A me,

A tutti gli esseri,

Che ognuno di noi possa diventare lampada di se stesso e essere una perfetta isola in cui non c'è bisogno di nessuno che ci insegni,

Nessuno che ci conduca perché siamo noi a quel punto diventati noi stessi il sentiero e la via.

Abbiamo toccato lo stato di senza morte.

E con questo augurio per oggi chiudo le mie riflessioni.

© 2026 Sirimedho - Stefano De Luca. All rights reserved. All copyright in this work remains with the original creator. No part of this material may be reproduced, distributed, or transmitted in any form or by any means, without the prior written permission of the copyright owner.

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