
Riflessioni su come rendere amiche le nostre sensazioni
Riflessioni di Dhamma (Dharma) su come le nostre sensazioni colorano le nostre azioni e di come possiamo renderle nostre amiche, sviluppando la consapevolezza delle sensazioni nella mente e nel corpo.
Trascritto
Adesso stiamo da un po' seguendo prima gli insegnamenti del Manapasati Sutta,
Che è l'insegnamento sulla respirazione.
Abbiamo fatto delle meditazioni sul Satipatthana,
Sulla parte del corpo,
E già l'altra volta avevamo cominciato,
Adesso abbiamo continuato,
C'è questa parte delle sensazioni.
La parte delle sensazioni che è apparentemente una cosa molto semplice.
In fondo tocco qualcosa,
Tocco il fuoco e mi scotto,
E quindi torno indietro con la mano,
Tocco una cosa piacevole,
Una stoffa,
Una seta,
E arriva una sensazione piacevole.
Queste sono sensazioni che è molto facile per noi controllare.
Il problema è che questi meccanismi di contatto,
Sensazione,
Sensazione che ha già un colore,
Che poi dopo ci porta agli altri khandha,
Che sono poi la percezione,
Dove si riconosce che cosa è entrato in contatto,
Le formazioni mentali,
Che sono poi i pensieri,
Le rimuginazioni,
E da ultimo la coscienza sensoriale,
Il fatto che ci rendiamo conto che abbiamo toccato qualche cosa.
Sono tutte modalità molto veloci della mente,
Modalità che in genere tendiamo a non osservare,
Per cui pensiamo di governare le cose così come sono.
Ma in realtà magari è bastato un attimo per trovare questa coloritura.
Ormai ci sono molti studi,
Anche scientifici,
Che hanno visto che i primi secondi,
Se non addirittura mille secondi di contatto,
Possono portare a cambiare radicalmente il modo di percepire le cose.
Hanno fatto degli esperimenti sulla selezione del personale e hanno visto che inizialmente si era pensato quanto tempo ci mette un selezionatore a decidere se una persona va bene o meno.
Hanno provato a dire ok,
Facciamo vedere un filmato di 10 minuti,
Ed era la stessa cosa che un filmato di tutto il tempo.
Poi l'hanno ridotta a 5 minuti ed era la stessa cosa.
Poi un minuto,
Alla fine sono riuscito a ridurre a 3 secondi.
Quindi si è visto che i primi 3 secondi in cui uno vede una persona basta per colorire tutta l'esperienza successiva in realtà aver già deciso se quella persona va bene o non va bene per un determinato lavoro.
È molto poco probabile che in quei 3 secondi si sia detto qualcosa o si sia manifestato qualcos'altro.
Quindi da dove viene questa sensazione che poi ha dato luogo alla percezione di persona che mi piace e persona che non mi piace?
Come è arrivata?
E questo chiaramente è un caso un po' anomalo,
Nel senso che normalmente non passiamo la vita fra colloqui di lavoro.
Ma la stessa cosa ci succede quando incontriamo una persona nuova quando stiamo osservando un'insalata per decidere se prenderlo o meno o stiamo decidendo che cosa fare della nostra vita.
È sempre estremamente veloce ed è sempre con questo passaggio.
Ancora prima di sapere di che si parla,
Ancora prima della percezione,
Quella che in pale si chiama sagna,
C'è già vedana.
Il corpo che rupa ha toccato qualcosa,
Ancora prima di sapere cos'è già ho deciso che mi piace o non mi piace.
E con questo mi piace o non mi piace inizia tutto il processo di aggrappamento perché chiaramente vorrò mantenere quello che mi piace e non vorrò mantenere quello che non mi piace.
Ho un dolore e non mi piace e quindi cercherò di scappare dal dolore.
C'è l'attaccamento e c'è l'avversione.
Sto mangiando un buon piatto,
Mi piace e vorrò continuare a mangiare quel piatto.
Poi però dopo un po' mi stufo e quindi diventa né piacevole né spiacevole e se devo per forza continuare a mangiarlo da piacevole che era e poi è passata a neutro e poi addirittura diventa spiacevole,
Come tutte le esperienze.
Entro in una nuova.
.
.
Compro un'automobile,
All'inizio mi piace tanto,
Poi mi accorgo che ha un graffio,
Mi accorgo che non è potente come volevo,
Non è comoda come pensavo e quello che era piacevole già si è trasformato.
C'è il Buddha che fa un esempio bellissimo del serpente.
Dice che quando noi afferriamo qualcosa,
Senza portare la nostra saggezza in questo afferrare,
È come se prendiamo un serpente dalla coda.
Ci sembra di afferrarlo per bene,
Ci sembra di tenerlo,
Ma il serpente poi si può girare e ci può mordere.
Per cui quella che sembrava una buona cosa all'inizio poi dopo si rigira.
E il Buddha dice che non c'è problema,
Il serpente lo possiamo afferrare dalla testa,
Quindi utilizzando la saggezza,
In quel caso anche se il serpente si muove non ci potrà più nuocere.
Le sensazioni in realtà sono un po' come i serpenti.
Questi giorni Anjaya Saro ha mandato un bellissimo piccolo insegnamento in cui racconta che lui sta in Thailandia e racconta che vicino alla sua capanna,
Al suo kuti,
Ci sono tantissimi serpenti molto velenosi.
In Thailandia non sono come quelli italiani che tutto sommato sono piuttosto innocui,
Insomma tranne la vibra,
Ma è anche molto raro trovarla.
Insomma ci sono serpenti che uccidono con molta facilità.
Lui dice che questi serpenti sono molto velenosi,
Possono uccidere la persona,
Ma in realtà se uno sta attento a evitarli,
Sta attento a non metterci il piede sopra,
A non entrare in contatto,
O anche se uno entra in contatto ma a scansarsene velocemente,
In realtà non danno nessun fastidio.
Dice che questa cosa è come i pensieri.
I pensieri arrivano dopo che c'è stato il contatto del corpo,
C'è stata la sensazione,
Il riconoscimento con la percezione e poi finalmente diciamo,
Ah sì,
Ho toccato una cosa fredda e spiacevole,
Riconosco che è un serpente e poi finalmente tutti i pensieri,
Oddio questo mi morde,
Oddio è pericoloso,
Meglio che vado via,
Oppure mi piace,
Vorrei carezzarlo.
Sono tutte cose che sono assolutamente neutre nella loro esistenza,
Non sono in realtà elementi che ci possono portare lontano da uno stato di calma e di serenità.
Quello che ci porta a questo stato in realtà di insoddisfazione,
Di dolore è il fatto che ci andiamo assolutamente ad attaccare,
Ad attaccare o in un verso o nell'altro,
O perché ci stiamo attaccando perché è una cosa che ci piace molto o perché invece è una cosa che ci dispiace e quindi non vogliamo assolutamente che ci tocchi.
E questo capita continuamente,
Capita continuamente perché il processo è continuo e noi siamo esposti continuamente ad un'infinità di contatti sensoriali,
Anche in questo momento senza farci caso,
Magari stiamo provando caldo,
In questo momento qui da me fa molto caldo,
Sto sudando e sento una sensazione negativa,
Spiacevole diciamo,
Di questo sudore che sta arrivando.
Sulla sensazione spiacevole del sudore non ci possiamo assolutamente fare niente,
È automatica,
Quindi non è che posso dire il sudore è piacevole,
Magari qualche volta è così ma in questo momento non lo è.
Questo non lo posso controllare perché è il corpo che ha fatto così.
Posso riconoscere che è sudore,
Talvolta mi sbaglio nel riconoscimento,
Talvolta riconosco la cosa correttamente.
Il problema è che poi c'è un momento in cui diciamo,
Accipicchia c'è questo sudore,
Adesso non mi posso nemmeno pulire perché faccio brutta figura e quindi rimango col pensiero,
Parlo e dico oddio mi dovrei pulire,
Oddio c'è questo sudore che continua a scendere,
Se lo vedono adesso penseranno che sto sudando e che non va bene.
Adesso stiamo estremizzando,
Ma quante volte ci capita di stare così?
Può essere una cravatta storta,
Un vestito che si è sgualcito,
Può essere semplicemente che abbiamo un fastidio fisico e non possiamo farci molto,
Però è una cosa che ci porta confusione e ci porta rabbia.
In realtà quando il Buddha dice prendiamo il serpente dalla testa,
Non dice uccidiamo il serpente oppure scagliamo via il serpente in modo tale di non vederlo mai più perché il serpente è il male assoluto.
C'è anche un episodio molto bello dove c'è il re dei Naga,
I re dei Naga sono delle creature che sono dei serpenti ma hanno molti poteri,
Possono anche diventare grandi,
Trasformarsi e così via.
Il Buddha stava meditando all'aperto e comincia a piovere molto forte,
È una pioggia molto fredda e dietro la schiena arriva questo cobra enorme che apre il collo del cobra,
Quello che si apre e lo mette sulla testa del Buddha a preservarlo dalla pioggia,
A difenderlo.
È chiaramente un mito,
Forse è anche successo per davvero,
Possiamo prenderlo come un mito,
Come una cosa reale,
Non cambia poi molto la sostanza.
Quello che era il serpente venenoso in quel caso lì è stato invece un amico fedele che è andato a sopportare il Buddha nella sua meditazione.
Magari quello che sembrava una cosa particolarmente negativa poi dopo in realtà scopriamo che è stata utile.
Abbiamo fatto un lavoro,
Qualcuno ci critica fortemente per quel lavoro e lì parte tutta la successione,
Mi ha criticato il pensiero,
È negativo,
Non voglio eccetera.
Poi magari ci rilassiamo un attimo e vediamo che c'era del vero in quello che ci è stato detto e capiamo anche che quella persona non ce l'ha detto per insultarci,
Ma ce l'ha detto perché voleva farci migliorare,
Voleva farci anche stare meglio con noi stessi,
Perché quando uno fa una cosa ben fatta poi alla fine sta anche meglio con se stessa.
Quindi prendere il serpente per la testa questo vuol dire?
Vuol dire semplicemente prendere contatto con il serpente,
Vederlo così com'è,
È velenoso ma se lo tengo per la testa non è pericoloso.
Magari se è un serpente molto grande e non ce la faccio a tenerlo,
Farò bene a lasciarlo andare da una parte dove non corro rischi e questo potrebbe capitare.
Entrare in contatto con le sensazioni è un modo particolarmente abile di entrare in contatto con noi stessi,
Perché possiamo essere in un qualche modo trascinati dalle sensazioni.
Appunto vedo una persona,
In tre secondi decido che mi piace o non mi piace,
Assumo la persona e poi scopro che in realtà era la persona più sbagliata del mondo,
Magari anche molto carina,
Magari anche molto elegante,
Molto piacevole,
Ma non era la persona adatta.
Magari era adatto per fare qualcos'altro ma non quello per cui era stato preso.
O magari al contrario,
Una persona spiacevole,
Magari arriva con tutti i capelli in disordine,
Una maglietta eccetera,
Poi invece è la persona più giusta del mondo per quella verità.
Però noi dobbiamo riconoscere che ci sono queste sensazioni,
Perché riconoscendole possiamo evitare di essere portati via.
E una volta che riconosciamo che le sensazioni ci sono,
A quel punto diventa un po' come il serpente,
Come il Naga che è andato a proteggere il Buddha.
A quel punto possiamo utilizzarle come un termometro efficacissimo di come vanno le cose.
So per dire oggi abbiamo preso,
O quantomeno abbiamo sentito,
I precetti.
Uno dei precetti è questo molto difficile da mantenere,
Che è quello della retta parola.
La retta parola,
Sono tutti piuttosto difficili,
Ma la retta parola almeno per me è quello in assoluto più sfidante,
Più complicato.
Retta parola vuol dire innanzitutto non mentire,
Dire le cose così come sono.
Vuol dire non utilizzare la parola in modo aggressivo e violento.
Vuol dire non fare pettegolezzi,
Quindi non parlare male di persone o anche insomma di istituzioni con le altre persone.
E vuol dire anche non parlare semplicemente per parlare,
Quindi di parlare soltanto quando effettivamente ha senso di farlo.
Già ognuna di queste cose non è facile,
Messe tutte e quattro insieme è un bello insegnamento che ci possiamo portare momento per momento.
Purtroppo è interessante visto che è così difficile provare a sentire le sensazioni che abbiamo.
Sto parlando male di una persona,
Provo a osservare un attimo il mio corpo,
Mi estraggo un attimo,
Porto la consapevolezza su quello che sto facendo.
Come mi sento in questo momento che sto parlando male di una persona?
Mi sento libero,
Tranquillo nel corpo?
O è più facile invece che sento qualche tensione,
Qualche blocco?
A quel punto magari posso semplicemente fermarmi un attimo,
Portare l'attenzione sul respiro,
Portare l'energia del respiro e dire ok,
Forse questa cosa posso anche non farla e quindi lasciare andare.
Una persona con cui sto parlando mi dice ah hai sentito questo che ha combinato,
Ha fatto questo,
Ha fatto quell'altro e noi possiamo dire guarda questa cosa mi mette a disagio,
Sento il disagio in me e quindi preferirei cambiare argomento,
Parlare di qualcos'altro,
Facciamolo nel modo più abile possibile,
In modo da non essere nemmeno aggressivi degli altri,
Non devi assolutamente far questo,
Anche questa �� una forma di avversione.
E così per tutti quanti gli altri precetti,
Non prendere le cose che non ci sono state date liberamente,
Questo perché quando poi prendiamo le cose che non ci sono state date liberamente,
Che penso che forse per noi questa è la cosa più facile fra tutti i precetti,
Però è anche un pochino più sottile.
Ad esempio faccio una citazione,
Sto prendendo una cosa,
Ma se la faccio magari è opportuno che dico dove l'ho presa,
C'è un copio,
Un testo,
Lo faccio soltanto se lo posso fare e così via,
Insomma sono tante anche abbastanza,
Se andiamo a analizzare non così di immediata visione,
Diciamo le occasioni,
Però anche in quel caso se facciamo qualcosa che va oltre questi precetti,
C'è qualche sensazione nel corpo?
Più noi siamo attenti al nostro corpo,
Più siamo attenti alla nostra mente,
Più riusciamo a cogliere questi segnali sottili.
Se una cosa ci dà un senso di libertà,
Probabilmente è una cosa che è ampiamente dentro i cinque precetti.
I cinque precetti sono delle pratiche che servono semplicemente a vivere meglio.
Come diceva Jean-Charles,
Se rubo poi ogni volta che sento la sirena della polizia,
Insomma un po' mi preoccupo.
Se mi ubriaco è facile che finisco in situazioni complicate,
Magari vado a dire cose che non avrei mai voluto dire e così via.
Invece se uno si astiene,
Se avete visto sono tutte quante in forma negativa,
Mi astengo dal fare questo,
Mi astengo dal fare quell'altro,
Perché in un qualche modo prima di astenermi significa che c'è stato un momento di consapevolezza,
Mi sono accorto che sto facendo,
Che sto per fare questa cosa,
Ma decido di astenermi,
Decido che tutto sommato per oggi posso anche farne a meno.
E questa è una difesa per noi e una difesa per gli altri.
Nel momento in cui decido di non dire una parola aggressiva,
Magari non solo sto impedendo di far male all'altra persona,
Ma magari sto impedendo a me di romperne la relazione.
Basta semplicemente una parola per creare dei danni incredibili.
E questo lo possiamo fare portando consapevolezza.
Però dire portare consapevolezza è a volte complicato.
Che vuol dire portare consapevolezza?
Come faccio a portare consapevolezza che sto in questo momento parlando,
Ma sto in realtà rispondendo così perché ho sentito prima un'avversione allora sto rispondendo in modo più aggressivo di quanto non vorrei.
Anche la consapevolezza la possiamo spezzettare in piccoli passi.
E un passo assolutamente essenziale è questo della sensazione.
E' per questo che nel Sati Pattanasutta è così importante.
Sembra una cosa da niente,
Ma la parola magica della sensazione è colore.
E' come se avessimo messo degli occhiali colorati.
Come se avessimo messo degli occhiali da sole.
Se sappiamo usare gli occhiali da sole con abilità,
Significa che possiamo stare anche nel sole comodi,
Senza grossi problemi.
Se li usiamo senza abilità significa che si fa notte e continuiamo a portarli e magari andiamo anche a sbattere con la macchina e magari mettiamo anche sotto qualcuno in questo modo.
Sta a noi trovare quando è il momento giusto di fare le cose.
Però proviamo a portare consapevolezza e proviamo a fare questo esercizio.
Un buon esercizio può essere quello di,
Magari mentre stiamo andando a lavoro o mentre stiamo facendo una passeggiata,
Dedicare qualche minuto a fare una sorta di esercizio di etichettatura.
Proviamo con un senso soltanto,
La vista che è quello che per noi,
Specialmente occidentali,
È più importante.
Proviamo ogni cosa che guardiamo piacevole,
Spiacevole,
Neutra.
Come se fossimo delle macchine,
Semplicemente.
Proviamo semplicemente a fare questa cosa.
Per qualche minuto,
Senza stancarsi troppo,
Però è incredibile quando uno scopre che la mente si sta comportando in modi veramente stupefacenti.
Veramente va per conto proprio.
Poi con la nostra capacità mentale spesso riusciamo a rimettere le cose a posto.
Non siamo del tutto non saggi,
Tanto da non riuscire a trasformare una sensazione spiacevole in qualcosa che possiamo lasciare andare.
Però è importante riconoscere che c'è questa cosa in noi,
In modo tale da poterla non considerare se non vogliamo considerarla e considerarla invece se la vogliamo considerare.
Senza attaccarci,
Ma utilizzandola semplicemente come un ottimo termometro che ci indica non tanto il mondo com'è,
Ma la nostra mente come sta osservando il mondo.
E poi possiamo decidere se è un modo che ci va bene o che non ci va bene.
Il Buddha rispetto a mi piace o non mi piace,
Utilizza proprio questa espressione,
Dice che questa è la fonte di tutta la proliferazione mentale,
Di tutto quanto il chiacchiericcio che arriva.
E il chiacchiericcio è la fonte del perpetuarsi del karma.
Quindi questo aspetto di mi piace o non mi piace è assolutamente essenziale.
E chiaramente questi qui sono tutti quanti aspetti che sono già espressi nelle quattro nobili verità.
La prima nobile verità è quella che ci dice c'è dolore,
C'è insoddisfazione,
C'è ducca e chiaramente noi ce ne possiamo accorgere perché in un momento siamo stati così consapevoli da accorgerci che c'è questo dolore e questa insoddisfazione che chiaramente si manifestano con una sensazione spiacevole,
Ma a volte si possono anche manifestare con una sensazione piacevole che poi si trasforma come il serpente.
La seconda nobile verità ci insegna che il problema non è il dolore in sé,
Ma l'attaccarsi a qualcosa.
Attaccarsi o non volersi per niente attaccare,
O l'avversione.
È l'ignoranza che è il terzo aspetto,
Quindi abbiamo appunto la bramosia.
L'avversione è l'ignoranza che ci porta a non distinguere le cose positive per noi da quelle che invece ci allontanano dalla calma.
Positivo e negativo si intende semplicemente se ci aiutano a vivere in modo più sereno fino a raggiungere eventualmente l'illuminazione o se invece ci portano preoccupazioni e ci allontanano dall'illuminazione.
Poi fortunatamente arriva la bellissima terza nobile verità che ci dice che tutto sommato ce la possiamo fare.
C'è sofferenza,
Ma non è che la sofferenza sia una verità ultima.
Sebbene sia una nobile verità,
Non è una nobile verità ultima quella della sofferenza.
Possiamo andare oltre la sofferenza.
E poi il Buddha entra nei dettagli da buon metico spirituale come stato e ci indica con la quarta nobile verità l'ottuplice sentiero con tutti quanti i vari passi,
Con la retta visione,
La retta intenzione la retta parola,
La retta azione,
Il retto sostentamento di fare un lavoro che ci porti tranquillità magari di lavoro non produciamo veleni e non produciamo bombe fino a raggiungere poi la retta consapevolezza e la retta presenza mentale che sono i due aspetti della meditazione che ci consentono di andare progressivamente oltre anche se non c'è una progressione il primo è il meno importante e l'ultimo è il più importante sono importanti tutti contemporaneamente.
Quindi cominciamo da una piccola cosa come dicevano i cinesi un viaggio di mille miglia con un piccolo passo il nostro piccolo passo può essere questo delle sensazioni Bene,
Queste sono le mie riflessioni per oggi Grazie
Incontra il tuo insegnante
4.5 (26)
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