
Compassione RAIN verso di sé
Pratica di livello avanzato. Iniziamo con una centratura di consapevolezza sulle sensazioni del corpo per poi aprirci alla pratica di compassione diretta verso noi stessi. Usando l'acronimo RAIN ci avvicineremo ad un aspetto di sofferenza in modo compassionevole: Riconoscendo, Accettando, Investigando, Nutrendo. Questa pratica contiene momenti di silenzio più lunghi ed è consigliata a chi ha già un po' di esperienza e una concentrazione abbastanza stabile.
Trascritto
Questa è una pratica di compassione.
Mettiamoci nella nostra posizione seduta su una sedia o se vogliamo sul pavimento utilizzando il nostro cuscino di meditazione.
In alternativa possiamo anche stare distesi sempre sul materassino a terra oppure anche sul letto purché evitiamo di addormentarci quindi se siamo un po' stanchi o se temiamo di addormentarci allora è meglio scegliere la posizione seduti.
Iniziamo a metterci nella posizione che abbiamo scelto per praticare,
Una posizione che ci sia possibile tenere per il tempo di questa pratica.
Iniziamo a chiudere gli occhi e a connetterci al suono della campana che segna l'inizio della pratica.
Lasciamo che il nostro corpo si assesti in questa posizione.
Se siamo seduti colleghiamoci ai punti di contatto del corpo con il sostegno.
Sentiamo il contatto con questi punti e il nostro corpo,
Portiamoli la nostra mente.
Allo stesso modo anche se abbiamo scelto di stare distesi sentiamo il contatto della parte posteriore del nostro corpo sul materasso e lasciamo che il nostro peso si concentri su questi punti.
Sentiamo anche le nostre mani,
L'appoggio delle nostre mani sulle gambe o sul materasso e facciamo una rapida scansione del corpo,
Passando tutte le varie parti del corpo in rassegna per esplorare con uno sguardo gentile se ci sono dei punti di tensione.
Se sentiamo una tensione nelle spalle o se teniamo le gambe,
I muscoli contratti o anche i muscoli addominali.
Ecco,
Se notiamo queste tensioni diamo loro l'invito a rilassarsi,
Rilasciare la tensione.
Notiamo come sta il nostro corpo,
Potrebbe essere questo il primo momento della giornata in cui dedichiamo il nostro corpo a questa attenzione completa e gentile.
Riconosciamoci questo momento,
Mi sono fermato,
Coltivo l'intenzione di tornare alla casa del corpo.
Colleghiamoci al respiro alcuni istanti,
Il respiro naturale senza modificarlo,
Nel suo fluire all'interno e all'esterno del corpo.
Viviamo nella casa del corpo mentre il corpo respira,
Non serve che facciamo altro.
Se notiamo delle nuove tensioni nel corpo che magari si creano stradafacendo,
Nel momento in cui le notiamo mandiamo lì la nostra attenzione compassionevole,
Gentile,
Calda e accogliamo quella tensione dando ad essa il benvenuto senza lottare e poi rilasciamo,
Rilasciamo la tensione.
Anche nel nostro viso potrebbe esserci tensione,
Possiamo andare a verificare com'è il nostro viso,
I muscoli,
Gli occhi,
La fronte.
Rilasciamo,
Coltiviamo l'intenzione di tornare nella casa del corpo e che qualsiasi cosa emerga possa far nascere la compassione.
Possono capitare nelle nostre giornate dei momenti o anche dei periodi più lunghi nella nostra vita in cui ci sentiamo prigionieri,
Incastrati in qualche schema,
In qualche abitudine mentale negativa,
In qualche lamentella,
In qualche critica,
In qualche giudizio su noi stessi.
Potrebbe essere nel campo del lavoro,
Nel campo delle relazioni con amici o familiari o con il nostro partner,
I figli.
Potrebbe esserci anche in questo periodo una situazione in cui ce la prendiamo con noi stessi per qualcosa che pensiamo di fare nel modo sbagliato o che pensiamo di dover essere in un modo diverso da come siamo in realtà.
Per queste nostre aspettative potrebbe darsi che ce la prendiamo con noi stessi criticandoci e giudicandoci in modo negativo e pesante o buttandoci giù.
Proviamo a invitarci a esplorare questo aspetto.
Quale ambito della nostra vita in questo momento,
In questo periodo,
Ci trova con un atteggiamento poco gentile e poco accogliente verso noi stessi?
Lasciamo che qualunque cosa emerga possa farlo in uno spazio di accettazione.
Per un momento evitiamo di ricorrere alle vecchie strategie che non funzionano,
Di lottare contro quello che emerge per farlo andare via o di ignorarlo,
Far finta che non esiste o di subire il suo influsso negativo.
Lasciamo da parte queste strategie e semplicemente apriamoci a quello che emerge,
Anche se è spiacevole,
Anche se ci collega ricordi negativi.
Diamo spazio.
Il primo passo in questa pratica è di riconoscere,
Per riconoscere quello che c'è,
Riconoscere qual è questo ambito in cui ci critichiamo o ci giudichiamo,
Riconoscere qual è l'evento specifico in cui mettiamo in atto questo comportamento,
Riconoscere la presenza.
Proviamo a sentire dove si trova nel corpo,
Qual è l'influsso che ha sul nostro corpo,
Dove sentiamo tutto questo giudizio,
Questa preoccupazione.
C'è un punto preciso del corpo o invece è più diffusa,
La sensazione è meno localizzata?
Riconoscere.
Riconoscere anche com'è vivere dentro questa situazione,
Vivere in questa atmosfera di giudizio e di non accettazione di come siamo o di quello che abbiamo fatto o non fatto.
Com'è vivere così?
Rimaniamo connessi al nostro respiro durante l'esplorazione?
Che qualunque cosa emerga possa far nascere la compassione.
Accettiamo quello che c'è,
Questo è il secondo passo,
Accettare la presenza di quello che abbiamo trovato.
Può non essere una cosa semplice,
Possiamo anche dirci delle frasi,
Delle frasi gentili come riconosco di essere in un momento difficile e accetto al meglio delle mie possibilità la presenza di questa difficoltà,
Riconosco di essere in un momento difficile e accetto la presenza di questa difficoltà.
Adesso c'è,
Non possiamo negarlo.
Ricordiamo di mantenere l'atteggiamento di gentile esplorazione,
Se dovessero sorgere dolori nel corpo,
Compiamo dei piccoli movimenti in modo consapevole,
In modo da portare agio,
Rimanendo collegati con l'esperienza che stiamo facendo e iniziamo a questo punto a investigare un po' più nel profondo questa situazione.
Terzo passo infatti è investigare con un'accezione di curiosità,
Di gentile osservazione di quello che c'è in questa situazione,
Quali pensieri,
Quali emozioni,
Quali ricordi possono emergere legati a questo evento e qualunque cosa troviamo,
Qualunque fenomeno mentale,
Qualunque produzione della mente,
Esploriamola come un oggetto.
Notiamo se ci sono delle credenze legate a questi pensieri,
Credenze su come dovremmo essere o su come non dovremmo essere,
Credenze su come ci si dovrebbe comportare,
Su come si dovrebbe vivere la vita,
Qualunque cosa,
Qualche convinzione radicata magari nel profondo in come siamo stati cresciuti,
Nel tipo di esperienze passate che abbiamo avuto,
Tutti i momenti che possono averci insegnato dei modi di vedere la vita e che adesso si rispecchiano nel modo in cui ci giudichiamo per aver fatto o non fatto qualcosa,
Essere o non essere in un determinato modo ed esploriamo anche quale bisogno si nasconde all'interno di questa convinzione.
Osserviamo con uno sguardo attento ma anche delicato,
Possono essere questioni che la mente tenta di nascondere perché preferisce evitarle,
Ma le possiamo incontrare all'interno della compassione meditativa,
In un luogo dove siamo già a casa e non dobbiamo fare,
Non dobbiamo cambiare,
Non dobbiamo raggiungere niente.
Quale bisogno si nasconde all'interno di questa mia convinzione?
Lasciamo che emerga quanto è pronto a emergere in questo momento,
Non forziamo,
Non andiamo a scavare qualcosa che pensiamo di dover trovare,
Quella è un'altra convinzione.
Lasciamo essere,
Lasciamo essere quello che è così com'è.
Quello che è pronto a essere scoperto verrà scoperto,
Forse il bisogno di essere visti,
Di essere riconosciuti,
Di essere apprezzati o potrebbe essere il bisogno di essere lasciati in pace,
Bisogno di essere coccolati,
Protetti,
Bisogno di essere amati.
Qualunque bisogno che sia emerso o anche non emerso proviamo a darci quello di cui abbiamo bisogno,
Proviamo a nutrire questa parte di noi che sente di aver bisogno di qualcosa.
Il quarto passo è proprio questa,
Questa N di nutrire,
Dandoci quello di cui abbiamo bisogno.
Senza aspettarcelo dall'esterno,
Senza richiederlo a gran voce,
Senza lottare,
Proviamo a darci semplicemente il permesso di averlo.
Possiamo appoggiare con un tocco leggero una mano nella zona del cuore,
Con un tocco leggero,
Un appoggio lieve,
Lasciare la mano lì e sentire,
Sentire il contatto,
Sentire la temperatura del corpo,
Nutrire noi stessi con ciò di cui abbiamo bisogno.
Se abbiamo bisogno di tempo,
Di pazienza,
Di un abbraccio,
Un'attitudine compassionevole che possiamo rivolgere a noi stessi in qualunque momento,
Riconoscendo qual è il bisogno di questo momento e realizzandolo al meglio delle nostre possibilità,
Ricordandoci che in ogni momento qualunque cosa facciamo è il nostro meglio di quel momento ed esploriamo come si sta a vivere per un attimo fuori dall'atmosfera di giudizio e di negazione di noi stessi.
Potremmo sperimentare delle difficoltà e questo non è un problema,
È una cosa naturale,
Serve un allenamento,
Una graduale e quotidiana disponibilità a coltivare l'atteggiamento di compassione verso noi stessi.
Ora possiamo anche lasciare andare questa fase finale della pratica e rimanere alcuni istanti nel flusso del respiro,
In un accoglimento aperto di qualunque cosa sia presente adesso,
E lentamente possiamo iniziare a muovere le mani,
Le dita delle mani,
Le dita dei piedi,
E ad aprire con estrema gradualità le palpebre lasciando penetrare un po' della luce esterna,
Lasciando penetrare gli oggetti,
La stanza,
L'ambiente che ci circonda,
Con le sue forme,
I suoi colori,
Accogliendo gli aspetti visivi di dove siamo e gradualmente connettendoci anche ai suoni di questa stanza.
Possiamo ringraziarci di esserci dedicati a questa pratica di compassione,
Coltivando anche la fiducia nel lavoro che stiamo svolgendo passo dopo passo.
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